TRASFERTA A SORRENTO

ESTATE DEL 2007

di Gian Maria Gatti

 

Sul programma nazionale delle regate di vela latina spiccava, in bella evidenza la data di Sorrento: dal 12 al 15 luglio. Al desiderio di partecipazione si opponevano le preoccupazioni e le perplessità legate ai 1500 chilometri di percorso (tra andata e ritorno) dell’impegnativa trasferta. Tra conferme ed indecisioni, con l’aiuto determinante del nostro sodalizio e della Società organizzatrice (albergo gratis per quattro giorni) venne deciso di onorare l’appuntamento. Questi i protagonisti: Pier Angelo Simetti, istriano di Rovigno, nato sull’acqua, uomo dalla poliedrica vita professionale, navigatore esperto, allora ed a tutt’oggi skipper professionale, sempre in grado di risolvere sul momento le difficoltà impreviste che la vita elargisce a piene mani, Giorgio Ghio (dentista), Gian Franco Fossati e Gian Maria Gatti (“mandrogno” del Basso Piemonte), responsabile di questa cronaca. Tacitamente, con unanime consenso, il bastone del comando (leggi volante del pulmino con carrello al traino e 400 Kg di barca del Sant’Alberto) venne affidato all’uomo dell’Adriatico. NOBLESSE OBLIGE.

Il Pier Angelo si mostrò all’altezza della situazione: mano sicura, ore di guida senza segni di stanchezza; qualche telefonata di troppo di armatori che lo interpellavano per trasferimenti di barche in tutto il bacino del Mediterraneo. Napoli fu raggiunta senza difficoltà; traffico scorrevole fino a Torre del Greco, dove si uscì dalla’autostrada per percorrere la litoranea fino a Sorrento. Decisione errata!!! Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Vico Equense, universalmente note come località dal fascino irresistibile, per noi assunsero l’aspetto di barriere invalicabili, trasformando Sorrento in una meta dalla sofferta e disperata conquista. Traffico caotico, anarchia assoluta alla faccia dei sensi unici, dei divieti di sosta, dei parcheggi in doppia e tripla fila. Ore di coda. Uno dei partecipanti (PRIVACY), lusingato dalla presenza di un bar, scese dal pulmino, ordinò un caffè, soddisfece una esigenza personale di secondo livello (problemi alla prostata sarebbero comparsi in gara successiva) e ritornò in compagnia, con la vettura e carrello ben statici sul punto “ante evacuatio”.  Sul far della sera, finalmente, raggiungemmo Sorrento.

Una grande, gradita sorpresa! Bella, bellissima: costruita su un terrazzo tufaceo a picco sul mare. Giardini, agrumeti, pulizia scrupolosa e, soprattutto atmosfera signorile. Lasciato il carrello col gozzo a Marina Grande, un membro dell’organizzazione ci indica l’albergo assegnatoci. Non è in città: due chilometri in direzione di Massa Lubrense, verso l’estremità della penisola sorrentina. Hotel President. Prima categoria. DA FAVOLA.  Le camere da letto sono ai piani bassi. L’ultimo piano ospita il soggiorno e la sala da pranzo. Giusto invertire la tradizionale collocazione degli ambienti. La vista sul Golfo è qualcosa di indescrivibile: Capri vicinissima, lontano Ischia, Procida, poi Pozzuoli, Napoli avvolta in leggera foschia e poi il cono del Vesuvio (1300 metri) per terminare il quadro. Allo scrivente, in coppia con Pier Angelo Simetti, viene assegnata una camera matrimoniale. L’incubo, a distanza di anni, non è ancora svanito del tutto! Le notti insonni sono il presupposto per giornate balorde.  Il compagno di letto, russatore emerito, violentava la quiete notturna con grugniti, gemiti, sospiri, rantoli di diversa tonalità senza alcuna interruzione. Recuperavo un po’  di sonno la mattina, sulla spiaggia, al riparo del Sant’Alberto.

Nel Golfo di Napoli, nella tarda mattinata, con tempo stabile, entra una vivace brezza da maestrale. Le prime due regate, pur con totale impegno dell’equipaggio, non portarono a risultati eclatanti: si scivolò nel limbo della dignitosa mediocrità. Né primi, né ultimi: là nel mezzo!   Nella seconda regata la sorte fu propizia per la nostra… incolumità. Nel bordeggio, noi con mure a dritta, ad un incrocio, il bompresso e la prua di un avversario sfondarono la nostra fiancata sinistra al di sopra della linea di galleggiamento (per fortuna). Una tavola del fasciame rotta evidenziava una preoccupante falla.

A terra, Simetti, con iniziativa personale, prese contatto con il titolare del prestigioso cantiere APREA-MARE (gozzi extralusso) per rimettere  in sesto il Sant’Alberto. Per motivi di natura assicurativa e per la volontà di portare a termine la manifestazione rinunciammo alla disponibilità del famoso cantiere. Medicammo la ferita con colla e tela adesiva.

La sera, a Marina Grande, il Sant’Alberto ci servì anche da punto di appoggio per poter ammirare lo spettacolo musicale di Renzo Arbore. Su un grande palcoscenico, costruito al limite della spiaggia, con dovizia di uomini e di materiale, il grande show-man e la sua “Orchestra Italiana” resero omaggio alla città. L’esordio fu la famosissima canzone “Torna a Surriento”, suonata e cantata con bravura ma anche col cuore. Poi scivolarono sui motivi di “Quelli della notte” e di “Indietro tutta”, storiche e indimenticabili trasmissioni televisive. Facile immaginare l’entusiasmo del folto pubblico nel sentire brani come “Il materasso”, “Ma la notte no” ecc. ecc.. Serata da ricordare. Evento imprevisto, l’amico Giorgio Ghio, con rincrescimento, ci avvisò che l’indomani  sarebbe ripartito per Genova a causa di impellenti, imprevisti motivi personali.

Sull’esperienza delle due prove già effettuate (con brezza tesa), la mancanza di un quarto uomo fu motivo di apprensione per i restanti. L’unico in grado di sbrogliare la matassa non poteva essere che il Pier Angelo Simetti. “Non c’è nessun problema” annunciò con decisione, “mia figlia regata nei 470 e conosce un ragazzo napoletano. Ora le telefono e mi faccio dare il numero”. Detto fatto, figlia collabora, numero ricevuto e messo in chiamata. Risposta di uno dei genitori: “Alessandro è in mare in allenamento: sarà a casa all’ora di cena”. Contattato all’ora concordata, il nuovo acquisto assicurò la sua presenza per l’ultima regata in programma.

Nel frattempo il sottoscritto aveva abbandonato, con enorme sollievo, la tellurica convivenza notturna con Pier Angelo e si era trasferico con Fossati, al posto reso libero dalla partenza di Ghio. Riuscii a dormire! La mattina, sfruttando l’agilità della moto, Alessandro arrivò senza difficoltà a Marina Grande e individuò facilmente chi aveva richiesto il suo intervento. Bel ragazzo, viso simpatico, cortese, sveglio. Saluti, due parole di convenevoli misero a fuoco un eloquio scorrevole, privo di inflessioni dialettali, presupposto di una base culturale di un certo livello. Studente di ingegneria al terzo anno.

Si vara il Sant’Alberto ed appena in acqua il comandante ordina al nuovo acquisto di sistemarsi a prua a combattere con bompresso, carro, fiocco ecc. ecc. Eravamo tragicamente fermi! Poppa immersa, prua sollevata; le linee d’acqua non avevano il più remoto vincolo di parentela con quelle pensate dal progettista e realizzate con competenza e passione dal costruttore. Partenza tra dieci minuti. Strizzo l’occhio al prodiere informandomi sulla sua attività velica. “Faccio tutte le regate nazionali del 470. Qualche volta sono andato anche all’estero. In classifica nazionale speravo di essere tra i primi dieci, ma sono solo dodicesimo. Dopo questa rivelazione, Simetti si sposta a centro barca, Fossati a prua, Gatti alla randa e Alessandro al timone. Miracolo nel Golfo!  Giocando più sul  “cammino” che sullo “stretto” Sant’Alberto aveva cambiato passo! Nella nostra classe non ci furono avversari. Il timoniere, favorito anche dalla perfetta conoscenza del campo di regata, fece il vuoto. Il secondo era a duecento metri. Esibizione storica: all’arrivo eravamo sulla scia dei gozzi di maggiore dimensione partiti 5 minuti  prima. Premiazione e pranzo in un lussuoso locale al limite della spiaggia.

Il ritorno si svolse regolarmente senza inconvenienti di sorta.

Sant’Alberto vincente e ferito. Una volta a casa, il paziente fu portato a Pontinvrea, dove il valido Cecconi di Varazze gestisce un piccolo cantiere famoso nel recupero di imbarcazioni storiche. La riparazione fu effettuata con usuale maestria (irriconoscibile), ma per un equivoco ancora non risolto, vennero tolte le famose “scovette”.  Ma questa è tutta un’altra storia.

 

 

 

 

 

 

 

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